Dai primi riferimenti a Thomas More e ai martiri inglesi del periodo precedente la conversione al cattolicesimo fino agli ultimi anni coincidenti con la canonizzazione dello statista martire, ogni qualvolta che Chesterton chiamerà in causa il suo eroe lo farà per sottolineare – attualizzando le parole di More – quanto l’Europa sia legata a Cristo non meno di un figlio al proprio padre naturale. Indubbiamente la difesa e la promozione delle comuni radici cristiane fu la più profonda passione di Chesterton. Era impensabile nella sua visione spirituale della società che l’Europa e l’Inghilterra potessero assumere una forma diversa da quella civiltà mediterranea e cultura latina che ha permeato la Britannia fin dalle origini. «Se questa verità venisse taciuta – scrive – le pietre stesse la griderebbero, non soltanto le rovine, le pietre lungo le vie romane».
A cura di Giuseppe Gangale, direttore della rivista «Morìa», semestrale di studi moreani del Centro Internazionale Thomas More e promotore di studi agiografici presso la «Rivista di Ascetica e Mistica» dei padri domenicani di San Marco a Firenze. Convinto sostenitore dell’attualità di Sir Thomas More, e autore di numerosi saggi sulla vita e il pensiero del grande statista inglese, il suo impegno è orientato alla pubblicazione dell’opera omnia moreana.
Gilbert Keith Chesterton was one of the most influential English writers of the 20th century. His prolific and diverse output included journalism, philosophy, poetry, biography, Christian apologetics, fantasy and detective fiction.
Chesterton has been called the "prince of paradox". Time magazine, in a review of a biography of Chesterton, observed of his writing style: "Whenever possible Chesterton made his points with popular sayings, proverbs, allegories—first carefully turning them inside out.
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