“E io... Io che avevo preso tutto per oro colato; pensavo che lei... Ma, Dio Mio, come ho potuto pensarlo? come ho potuto essere così cieco, quando tutto era già preso da un altro, nulla era mio; quando, infine, anche quella sua tenerezza, quelle sue premure, quel suo amore... sì, il suo amore per me, non erano altro che gioia per l'imminente incontro con l'altro e il desiderio di imporre anche a me la sua felicità?... Quando egli non venne, dopo che lo avevamo atteso inutilmente, allora sì che s'era rannuvolata, sì che s'era impaurita e scoraggiata. Tutti i suoi gesti, le sue parole avevano perduto la leggerezza, la giocosità, l'allegria. E fatto strano, aveva moltiplicato la sua attenzione per me, quasi che, istintivamente, volesse infondere in me ciò che desiderava per se stessa, e che temeva, se non fosse accaduto. La mia Nasten'ka s'era così perduta d'animo, s'era così smarrita che, m'era parso, avesse compreso finalmente che io l'amavo e provasse compassione per il mio povero amore. E' così, quando siamo infelici avvertiamo con più forza l'infelicità altrui; i sentimenti non si disperdono, ma convergono...”
Fyodor Mikhaylovich Dostoyevsky was a Russian writer, essayist and philosopher, perhaps most recognized today for his novels Crime and Punishment and The Brothers Karamazov.
Dostoyevsky's literary output explores human psychology in the troubled political, social and spiritual context of 19th-century Russian society. Considered by many as a founder or precursor of 20th-century existentialism, his Notes from Underground (1864), written in the embittered voice of the anonymous "underground man", was called by Walter Kaufmann the "best overture for existentialism ever written."
His tombstone reads "Verily, Verily, I say unto you, Except a corn of wheat fall into the ground and die, it abideth alone: but if it die, it bringeth forth much fruit." from John 12:24, which is also the epigraph of his final novel, The Brothers Karamazov.