“Io ho una religione, la mia religione, ne ho anche più di tutti loro, con le loro buffonate e i loro imbrogli! Anzi, io Dio l’adoro! Credo nell’Essere supremo, in un Creatore, uno qualunque, chi sia non ha importanza, comunque uno che ci ha messi quaggiù per adempiervi ai nostri doveri di cittadini e di padri di famiglia; ma non sento nessun bisogno di andare in una chiesa a baciare vassoi d’argento e a ingrassare di tasca mia una manica di buffoni che campano molto meglio di noi! Perché Dio lo si può onorare altrettanto bene in mezzo a un bosco, in un campo, oppure contemplando la volta celeste come facevano gli antichi. Il Dio in cui credo io è quello di Socrate, di Franklin, di Voltaire e di Béranger! Sono per La professione di fede del vicario savoiardo e per gli immortali principi del ’89! No, non lo posso ammettere un povero diavolo di Padreterno che se ne va in giro per il suo giardino con il bastone in mano, che ospita i suoi amici nel ventre delle balene, muore emettendo un grido e in capo a tre giorni resuscita: tutte assurdità in contrasto, tra l’altro, con le leggi della fisica; il che ci dimostra, tra parentesi, che i preti hanno sempre sguazzato in una torbida ignoranza in cui vorrebbero trascinare anche i popoli.”
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Fyodor Mikhaylovich Dostoyevsky was a Russian writer, essayist and philosopher, perhaps most recognized today for his novels Crime and Punishment and The Brothers Karamazov.
Dostoyevsky's literary output explores human psychology in the troubled political, social and spiritual context of 19th-century Russian society. Considered by many as a founder or precursor of 20th-century existentialism, his Notes from Underground (1864), written in the embittered voice of the anonymous "underground man", was called by Walter Kaufmann the "best overture for existentialism ever written."
His tombstone reads "Verily, Verily, I say unto you, Except a corn of wheat fall into the ground and die, it abideth alone: but if it die, it bringeth forth much fruit." from John 12:24, which is also the epigraph of his final novel, The Brothers Karamazov.